Comunicati

Ma una community a cosa serve?

Le community di brand, oggi, sono solo sui social? E soprattutto, di cosa parliamo quando parliamo di community?
La frammentazione dei punti di contatto tra brand e clienti pone oggi nuove sfide alle aziende.

I social sono la scelta più “facile”, ma presentano due grossi limiti: il primo è rappresentato dagli algoritmi, che rendono sempre più complesso e costoso avere visibilità. Il secondo è la proprietà del dato. Un fan su una piattaforma social è, di fatto, un cliente della piattaforma e non del brand, che non può utilizzare e gestire i suoi dati. Questo genera una dipendenza da una piattaforma esterna che fa gradualmente calare il valore di ogni contatto.

Spostare la conversazione su una community consente invece di acquisire questo contatto e coltivarlo, con un valore che cresce nel tempo perché consolidando la relazione su uno spazio proprietario si raccoglieranno ancora più dati per personalizzare promozioni e comunicazioni ed elaborare statistiche utili per una strategia globale di brand.

“Ogni brand, in un certo senso, è una community.” spiega Stefano Notturno, CEO di Olojin, agenzia trevigiana di digital marketing. “La differenza sta nel saper capitalizzare il patrimonio di persone attorno al brand per trasformarli in un asset portante della propria strategia”.

“Community makers” è proprio il pay off di Olojin, pioniera di questi spazi web proprietari, che negli anni ha costruito una solida esperienza nel creare e gestire queste realtà, a partire da “Hemma”, la prima community al mondo di IKEA, un progetto che ha visto l’Italia come capofila.

“Quello che frena molte aziende”, continua Notturno, “è il timore di non sapere cosa fare con una community. A questo rispondiamo con la nostra consulenza, ma anche con una serie di applicazioni utili, concrete e pronte all’uso, come le soluzioni Retail, HR o Ambassador”.

Per piccole catene di negozi o ristoranti, una community può costituire uno strumento per un primo loyalty program. MegaDesk, la piattaforma per le community made by Olojin, consente di attivare una fidelity card virtuale e utilizzarla in modo flessibile, per incentivare ad esempio il consumo in alcuni giorni o in alcuni punti vendita specifici, con promo personalizzate.

Per le HR, Olojin propone invece community interne per lo scambio di best practice e la comunicazione intra-aziendale, ma anche come supporto alla rete di vendita, con strumenti per la gestione del contatto e dei listini personalizzati.

A chi ha già un database clienti ricco e articolato, invece, Olojin propone soluzioni più avanzate, come l’Ambassador marketing. “Molte aziende faticano a trovare dati di mercato, senza rendersi conto che li possiedono già”, spiega Notturno. “Una community ben strutturata può costituire un panel permanente per monitorare il sentiment e permette di selezionare i membri più promettenti per attività di testing o di word of mouth”.

“Ci sono poi aziende che vorrebbero attivare questi strumenti, ma non sono sicure di riuscire a gestirli”, continua Notturno. “A loro offriamo due possibilità: affidarsi al nostro reparto marketing oppure accedere ai nostri servizi Academy: strumenti, corsi e risorse formative per permettere all’azienda di gestire in autonomia le soluzioni che forniamo, ma anche altri canali, come i social media”.

Insomma: ogni azienda è pronta, con la giusta consulenza, ad avviare un percorso originale e profittevole mirato a una connessione più solida e autentica con i propri clienti. Le applicazioni possibili sono molteplici, l’obiettivo sempre lo stesso: migliorare le relazioni per generare nuovo valore.

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