Comunicati

L’intelligenza artificiale ignora 7 aziende bresciane su 10

Un’indagine su 500 PMI del territorio rivela che la maggior parte delle imprese tra 1 e 5 milioni di fatturato è praticamente invisibile per ChatGPT, Gemini e Perplexity.

Prova a chiedere a ChatGPT chi è il miglior fornitore di [quello che vendi] nella provincia di Brescia. Se non esce il tuo nome, hai un problema. E non sei solo: su 500 aziende bresciane analizzate, la stragrande maggioranza non esiste per l’intelligenza artificiale.

L’indagine è stata condotta da Digital Mood, agenzia di Montichiari specializzata in connessioni strategiche tra brand e mercato, su un campione di 500 PMI con fatturato tra 1 e 5 milioni di euro, distribuite su diversi settori: manifattura, servizi professionali, commercio, artigianato, food e hospitality.

Come si misura la visibilità AI

Ogni azienda è stata sottoposta a un audit proprietario che incrocia tre fonti: le risposte dirette di Gemini (il modello AI di Google), i dati di due piattaforme indipendenti di monitoraggio delle citazioni AI e un’analisi della coerenza tra ciò che l’azienda dice di sé e ciò che l’intelligenza artificiale riporta.

Il risultato è un punteggio da 0 a 100 — l’AI Score — che non misura semplicemente se un’azienda viene citata, ma quanto coerentemente viene rappresentata. Perché il vero problema non è solo essere assenti: è essere presenti con informazioni sbagliate, generiche o peggio attribuite a un concorrente.

I numeri: pochi sopra, tanti sotto

I risultati sono netti. La distribuzione degli AI Score sulle 500 aziende analizzate mostra una concentrazione massiccia nella fascia bassa:

FasciaScore% aziendeSignificato
Critica0–39~42%L’AI non le conosce o consiglia altri
Insufficiente40–59~31%Presenti ma con info incoerenti
Discreta60–79~21%Visibili, ma deboli rispetto ai competitor
Buona/Ottima80–100~6%Coerenti e ben posizionate

Tradotto: il 73% delle PMI bresciane analizzate ha un punteggio sotto il 60. Significa che quando un potenziale cliente chiede a un assistente AI “chi mi consigli per [servizio X] a Brescia?”, queste aziende non vengono nemmeno prese in considerazione.

Il problema non è tecnico, è strategico

Il dato più interessante non riguarda la tecnologia, ma la competitività. Quello che emerge dall’analisi è un problema di penetrazione: lo share of voice rispetto ai competitor diretti.

In pratica: anche le aziende che vengono citate dall’AI lo sono meno dei loro concorrenti. Non è una questione di SEO o di sito web aggiornato — è una questione di quante volte e con quanta coerenza un brand viene menzionato nelle fonti che i modelli AI usano per costruire le proprie risposte. Chi ha più menzioni coerenti, vince. Chi non ne ha, non esiste.

La visibilità AI non è un tema per gli smanettoni. È un tema reputazionale e commerciale: riguarda come la tua azienda viene percepita, raccontata e consigliata da sistemi che milioni di persone usano ogni giorno per prendere decisioni d’acquisto.

Perché ora

I dati di adozione parlano chiaro: in Italia, l’uso di assistenti AI per ricerche commerciali e professionali è cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo anno. Non si tratta più di una nicchia tech — si tratta del modo in cui una fetta crescente di decisori aziendali, professionisti e consumatori cerca, confronta e sceglie fornitori.

Il punto è semplice: se fino a ieri potevi permetterti di non essere su Google, oggi non puoi permetterti di non esistere per l’intelligenza artificiale. Con una differenza fondamentale — su Google potevi comprare visibilità con gli annunci. Con l’AI, la visibilità si costruisce solo con coerenza, autorevolezza e presenza nelle fonti giuste.

“La maggior parte degli imprenditori con cui parlo non ha idea di come l’AI rappresenti la propria azienda. Quando glielo mostri, la reazione è sempre la stessa: sorpresa, poi preoccupazione. Il problema è che chi si muove adesso ha un vantaggio enorme — il territorio è ancora quasi vuoto.”

Christian Forgione, Digital Mood

Nota metodologica

L’indagine è stata condotta tra dicembre 2025 e gennaio 2026 su un campione di 500 PMI con sede operativa nella provincia di Brescia e fatturato compreso tra 1 e 5 milioni di euro. L’AI Score è calcolato incrociando le risposte generate da Google Gemini con i dati di due piattaforme indipendenti di monitoraggio AI (non divulgate per ragioni competitive). I tre parametri principali sono: presenza nelle risposte AI, coerenza delle informazioni riportate e share of voice rispetto ai competitor diretti di categoria.

Per informazioni, dati completi o interviste:

Christian Forgione — Digital Mood
posta@digitalmood.agency | digitalmood.agency

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