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Interviste

Intervista a Luca Pacchiarini, CEO di PACCHIARINI & B.

Quali trend del marketing digitale ritenete davvero strutturali per i prossimi 3-5 anni, e quali, invece, considerate sovrastimati o transitori?

Nei prossimi 3–5 anni resterà in piedi ciò che ha struttura, non ciò che fa solo rumore. Con l’AI che rende tutto più veloce e accessibile, il vero vantaggio competitivo torna a essere l’idea: strategia, visione, capacità di scegliere. Senza pensiero, l’automazione amplifica solo contenuti vuoti. Diventeranno sempre più centrali i brand intesi come sistemi coerenti e riconoscibili, non come una somma di campagne scollegate. Meno contenuti, più senso; meno presenza forzata, più rilevanza reale. Anche i dati restano fondamentali, ma solo se guidati dal giudizio umano: il futuro è data-informed, non data-dipendente. Sono invece destinati a sgonfiarsi la corsa al formato del mese e l’idea dell’AI come scorciatoia creativa. Inseguire tool e trend senza una direzione è attività fisica, non marketing. Così come l’ossessione per la performance immediata: utile nel breve, miope nel lungo. In sintesi, il futuro non sarà più rumoroso ma più selettivo, e premierà chi sa pensare prima di pubblicare.

Come affrontate, oggi, la frammentazione dei canali e l’attenzione sempre più limitata degli utenti? Cosa potete offrire da questo punto di vista ai vostri clienti?

Partiamo da un’idea chiara, che è già mezza vittoria, la scomponiamo nel linguaggio giusto per ogni canale e la ricomponiamo in un racconto coerente. Breve quando serve, profondo quando conta. Perché non è vero che le persone non hanno più attenzione: semplicemente non la regalano più a chi non se la merita. Ai clienti offriamo questo: strategia prima dei formati, pensiero prima dei tool. E la capacità di dire no a contenuti inutili, per dire a messaggi che lasciano il segno. Anche in tre secondi scarsi.

Come si struttura il vostro rapporto con il cliente nel tempo: siete più fornitori, partner strategici o consulenti continuativi?

Non siamo fornitori “a chiamata”, ma partner con memoria lunga e spirito critico. Entriamo come consulenti, cresciamo come alleati strategici e restiamo finché c’è qualcosa di intelligente da costruire insieme. Se dobbiamo dire solo “sì”, non siamo le persone giuste.

Come adattate le vostre strategie a contesti e settori diversi (PMI, brand strutturati, B2B, B2C, professionisti)?

Non abbiamo ricette universali: abbiamo metodo e curiosità.
Cambiano i settori, cambiano i linguaggi, ma l’approccio resta lo stesso: capire prima di agire. Che sia una PMI o un brand strutturato, B2B o B2C, professionisti o sistemi complessi, adattiamo la strategia al contesto, non il contesto alla strategia. E si sente!

Perché un visitatore del Global Summit Marketing & Digital dovrebbe sedersi al vostro tavolo? Cosa vi differenzia dalle altre aziende del settore?

Perché al nostro tavolo non si viene a collezionare buzzword.
Si parla chiaro, si fanno domande scomode e si esce con idee che stanno in piedi anche lunedì mattina. Ci differenzia questo: meno promesse scintillanti, più pensiero strategico.
E la rara capacità di semplificare il complesso senza banalizzarlo.

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