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Intervista a Michele Riccio, CEO & Head of account di Ribrain

Grazie per questa intervista e per la partecipazione al #GMSummit19. Siete già venuti in passato al Global Summit?
Ovviamente conoscevo già l’evento, per la sua importanza in termini di organizzazione, per i temi affrontati e per la sua storia. Questo è il primo anno per noi di Ribrain; strategicamente abbiamo deciso di investire in pochi eventi, ma di spessore e dal valore indubbio.

Cosa vi aspettate da questo evento ed eventualmente cosa avete apprezzato delle altre partecipazioni?
Mi aspetto sicuramente due giornate all’insegna del dialogo e del networking. Alcuni colleghi di agenzie che stimo, presenziano da anni l’evento e questo per me è sinonimo sicuramente di una certa riconoscibilità di questo “silenzioso e sostanziale valore” che si è riuscito a creare nel corso degli anni.

Il traguardo del 2020 si avvicina e, come accade per tutti gli inizi di decennio, molte sono le aspettative e le attese per questa data. Quali sono secondo voi i trend più importanti per il marketing verso la fine di questo decennio?

In questi anni la parola d’ordine era: fare contenuti; questo sia da parte dei brand che – a cascata – da parte degli utenti (UGC). Questa esplosione ha prodotto una saturazione di contenuti e di informazioni, generando il cosiddetto fenomeno dell’overload informativo; come diretta conseguenza l’attenzione è andata sempre più scemando, tant’è che secondo alcuni studi siamo quasi arrivati ad avere la stessa soglia dell’attenzione di un pesciolino rosso, e questo ci impone sicuramente nuovi metodi, tempi, canali e azioni per comunicare.
Sicuramente dato questo concatenarsi di fenomeni, uno dei trend confermati è il video content come strumento di fruizione dei key message principali – e non – che un brand vuole veicolare.
Annovero tra i vari trend futuri una maggiore riappropriazione di spazi intimi – cito Paolo Iabichino, professionista e uomo che stimo molto – tra brand e cliente finale, aspetto fondamentale per poter avere di nuovo un vero dialogo con il target di riferimento. Sicuramente diventa necessaria una strategia di branded content sempre più personalizzata, oltre che una reale narrazione multicanale sempre più distribuita e cucita sulla custom jorney del target di riferimento.

A poco più di 10 anni dalla loro diffusione globale i social media sembrano aver perso la spinta iniziale. Quanto sono ancora importanti per le aziende?
Concordo in parte con questa affermazione. C’è un calo fisiologico dovuto a diversi fattori, ma credo sostanzialmente che le persone non siano meno interessate ai social; piuttosto noto un certo cambio di interesse, dalle piattaforme social più famose ad altre più emergenti.
Prendiamo ad esempio la generazione Z i quali spendono sempre più tempo in questo nuovo social nato 3 anni fa, ossia TikTok (colosso cinese da 800ml di iscritti, il quale ha acquisito nel 2017 il già famoso Musical.ly); tutti noi conosciamo il traguardo raggiunto da Facebook un paio di anni fa del miliardo di iscritti, ma pochi ancora (per questioni anagrafiche) conoscono TikTok che, con i suoi soli 3 anni e una crescita così esponenziale, si appresta a sostituire in parte Instagram e Facebook (almeno per quella fascia di età).
Cito Bruce Morton, ricercatore del Brain & Mind Institute della University of Western Ontario, non c’è da preoccuparsi. I tempi cambiano e ci adattiamo, è una risposta naturale: consumiamo più informazioni e la “digeriamo” più rapidamente, e il nostro appetito non fa che aumentare.
Solo perché possiamo allocare l’attenzione in modo diverso in funzione delle tecnologie che usiamo, ciò non significa che il modo in cui la nostra attenzione può funzionare sia cambiato. Le tecnologie digitali s’incastrano perfettamente con le capacità di trattamento delle informazioni del nostro cervello“.

Marketing online: quali ritenete essere le priorità per le aziende e quali le attività che non possono mancare, in un marketing mix di successo?
Nel 1960 J. Mc Charthy battezza un nuovo modello che poi diventerà uno standard nel mondo delle imprese, ossia “il Modello delle 4P”. Negli ultimi anni il modello si è evoluto e di P se ne sono aggiunte altre 3 P, cioè:

  • People – Il cliente sempre più a centro nel processo evolutivo del prodotto e dell’azienda. Grazie agli innumerevoli strumenti in dotazione, possiamo realmente dialogare costantemente con il nostro target e renderlo partecipe.
  • Process – È il processo e l’ottimizzazione aziendale attuato per generare vendite. Si basa su una riduzione di spese, ma con una migliore qualità del bene o servizio offerta, si agisce sulla produttività e sull’organizzazione.
  • Psycal Evidence – Internet – o meglio i social – lasciano libertà di espressione ai clienti o futuri; una recensione positiva o negativa, se analizzata nel modo corretto, può restituire un valore immenso per migliorare alcuni aspetti che in passato erano centrati solo su pochi del management e alla propria coscienza, mentre in questo caso una maggiore spinta può solo far bene per crescere e migliorare. Una recensione positiva può solo rafforzare il lavoro svolto e il suo allineamento al feedback finale del cliente. Ma soprattutto da una recensione negativa (se costruttiva), possiamo assolutamente trarre un beneficio enorme. Possiamo dire che questa P influenzi poi tutti i reparti interni dell’azienda stessa.

Nel 2000 il Cluetrain Manifesto urlava al mondo che “i mercati sono conversazioni”, ma molte aziende continuano a preferire il monologo. Sbagliavano gli autori di quel manifesto o continuano a sbagliare quelle aziende?
il dialogo e l’ascolto vincono sempre. Anacronistico pensare il contrario. La prova di questo cambiamento è anche dovuta al fatto che si è passati dal concetto di USP (unique selling proposition) ad ESP (emotional selling proposition).
Le persone vogliono non solo dialogare e ascoltare il brand, ma anche sapere cosa ne pensa su tematiche politiche, etiche ecc, e scegliere se acquistare soprattutto alla luce di questo.
Il brand si avvicina sempre di più al concetto espresso da Kapferer circa 15 anni fa, il quale sosteneva che “la marca è un segno la cui funzione è rilevare le qualità nascoste del prodotto che sono difficili da trovare” definendo una identità similare ad una persona tra aspetti fisici e comportamentali di relazionarsi all’interno ed all’esterno.

Proporrete al #GMSummit19 qualche novità, oppure un prodotto o servizio che metterete in qualche modo in evidenza o di cui volete accennare in queste righe?
Ribrain nasce come Digital Agency con lo scopo di supportare e guidare aziende e brand nei drastici e costanti cambiamenti del mondo Digitale in modo strategico e operativo. Grazie alla creazione, ridefinizione e gestione di Strategie di Web Marketing e Advertising integrate e multicanale, contribuiamo allo sviluppo e al consolidamento del Brand e al raggiungimento di risultati concreti, integrando ai processi tradizionali aziendali tutti i vantaggi del mondo Digitale.
E nasciamo anche con un punto di vista e un approccio diverso da quello che impone una distinzione tra Advertising e Direct o ATL e BTL: per noi, tutto è integrato. Le linee che delimitavano un’area dall’altra hanno fatto spazio a sfumature ampie e omogenee, permettendo approcci sempre più sperimentali, nuovi ed efficaci

Grazie per averci concesso questa intervista, ci vediamo a febbraio a Pacengo di Lazise (VR).

Interviste

Michele Riccio, CEO & Head of account di Ribrain

20° Global Summit Marketing & Digital

19 e 20 febbraio 2020

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