marketing cafè

Intervista a Giuliano Trenti, CEO & fondatore di Neurexplore

Grazie per questa intervista e per la partecipazione al #GMSummit19. Il traguardo del 2020 si avvicina e, come accade per tutti gli inizi di decennio, molte sono le aspettative e le attese per questa data. Quali sono secondo voi i trend più importanti per il marketing verso la fine di questo decennio?
Abbiamo iniziato ad occuparci di neuromarketing circa 10 anni fa e da allora il panorama è cambiato notevolmente. Quello che stiamo osservando e vivendo in prima persona è un’attenzione sempre maggiore – specialmente da parte delle medio-grandi e grandi realtà italiane – alla previsione del comportamento del consumatore attraverso metodologie di neuromarketing. Non si tratta solo di testare in laboratorio packaging, spot e ADV, ma di applicare conoscenze di neuroscienze e scienze comportamentali per indirizzare efficacemente le strategie di sviluppo e comunicazione a monte, aumentando il rendimento degli investimenti di marketing, ottimizzando le scelte e limitando il margine di errore. In questo senso il neuromarketing è sicuramente un trend in crescita nel mercato del marketing e un vantaggio competitivo per le aziende che decideranno di avvalersene. Un dato interessante che abbiamo rilevato nel corso del 2018 è che tra i player maggiormente interessati a queste tematiche e propensi a dotarsene vi sono specialmente le software house.
Un altro trend da non sottovalutare è quello dell’intelligenza artificiale, specialmente in termini di creazione di nuovi concetti di customer experience, chatbot sempre più evolute e “umanizzate” e AI applicata a tutto ciò che può diventare “intelligente”; un esempio: armadi con cui dialogare, capaci di proporre outfit e suggerimenti di stile.

A poco più di 10 anni dalla loro diffusione globale i social media sembrano aver perso la spinta iniziale. Quanto sono ancora importanti per le aziende?
Se da una parte è vero che i social media sono ormai strumenti consolidati, dall’altra non bisogna dimenticare che in fase di maturità il prodotto o servizio in questione raggiunge il suo apice di familiarità: non si tratta più di una moda, ma di canali consolidati e molto spesso ancora inevitabili. Quello che rimane fondamentale è valutare con accortezza il tipo di pubblico a cui ci rivolgiamo. Sembra una banalità, ma si osservano spesso situazioni guidate dal bandwagon effect (o effetto carrozzone) – “Tutti usano Facebook, quindi lo uso anche io!”. In questo senso è imprescindibile conoscere desiderata, attitudini e pattern comportamentali dello specifico target di riferimento che si intende ingaggiare e convertire e sviluppare solo di conseguenza una strategia che coinvolga o meno i social media. Un esempio: per alcuni specifici prodotti e servizi rivolti a un target di over 50, Facebook è ancora una piattaforma formidabile. Gli over 50 sono infatti un tipo di utenti estremamente attivi e propensi alla condivisione su Facebook, come invece non lo sono più i Millennials che trovano più stimolanti altri social network di impostazione visiva.

Marketing online: quali ritenete essere le priorità per le aziende e quali le attività che non possono mancare, in un marketing mix di successo?
Quello che può davvero fare la differenza è la cosiddetta analisi dei processi decisionali: si tratta di una metodologia sviluppata per intercettare gli elementi in grado di far rilasciare dopamina dalla VTA (ventral tegmental area) all’interno del Nucleus Accumbens (sito nel sistema limbico). La dopamina è un neurotrasmettitore associato alle sensazioni di piacere, soddisfazione, gratificazione; possiamo affermare che sia il predittore di un acquisto (diciamo “sì” ad una proposta formulataci se il Nucleus Accumbens riceve neuroni dopaminergici). Quest’analisi – che consiste in un behavioral test (questionario comportamentale) appositamente studiato – permette inoltre di intercettare gli elementi atti ad attivare il lobo dell’insula, un’area del nostro cervello adibita a disgusto e rifiuto, così da presidiarli efficacemente e limitarne/evitarne gli effetti nel processo di scelta del cliente sia B2C che B2B. Questo tipo di analisi è stata sviluppata, studiata e perfezionata da economisti comportamentali come il premio Nobel Richard Thaler. L’output di questa analisi consiste in indicazioni strategico-operative, applicabili allo sviluppo del business con specifico riferimento alle attività di comunicazione e sales. In particolare, viene evidenziato chiaramente il percepito attuale del target di riferimento nei confronti del prodotto o servizio oggetto di indagine, della categoria merceologica e del settore, le motivazioni fondamentali alla base di un acquisto andato a buon fine e di uno non finalizzato, gli aspetti atti a migliorare comunicazione e vendite e quelli che possono penalizzarle, nonché quali elementi aumentano la propensione al “sì, lo voglio” e come declinarli.

Proporrete al #GMSummit19 qualche novità, oppure un prodotto o servizio che metterete in qualche modo in evidenza o di cui volete accennare in queste righe?
Quali sono le migliori soluzioni per incentivare al clic? Come possiamo aumentare scientificamente le possibilità di intercettare il nostro target e incentivarlo all’acquisto attraverso spot TV e ADV online? Queste sono le domande a cui risponderemo durante il nostro intervento. Il neuromarketing fornisce le linee guida per produrre i contenuti più efficaci per ogni diverso tipo di comunicazione. Lo scopriremo attraverso case history e casi pratici. Sia che parliamo di immagini che di video o di semplice testo, esistono delle dinamiche che non possiamo ignorare. Conoscere la potenza dell’effetto priming, gli effetti delle emozioni, l’importanza dell’attenzione selettiva e il funzionamento del nostro cervello e delle aree coinvolte quando prendiamo le decisioni di ogni giorno fa davvero la differenza. Al #GMSummit19 parleremo di come funziona la nostra mente di fronte ad una scelta, come far leva sugli elementi più efficaci per persuadere ad un sì, come suscitare le corrette emozioni e perché emozionare è così importante, quali sono gli elementi neuro-cognitivi capaci di rendere la nostra comunicazione efficace online e offline (sia lato visual e video, che lato copy) e come applicare efficacemente i bias cognitivi per potenziare la comunicazione.

Grazie per averci concesso questa intervista, ci vediamo a febbraio a Pacengo di Lazise (VR).

Interviste

Giuliano Trenti di Neuroexplore

20° Global Summit Marketing & Digital

19 e 20 febbraio 2020

ISCRIVITI

Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti. Proseguendo la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Il consenso può essere espresso anche cliccando sul tasto Accetto. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi